No profit on pandemic

Aggiornamento non riguardante i libri, ma altrettanto importante.

Qui potete firmare per richiedere che la Commissione europea faccia tutto quanto in suo potere per rendere i vaccini e le cure anti-pandemiche un bene pubblico globale, accessibile gratuitamente a tutti e tutte. È davvero fondamentale, dobbiamo arrivare a un milione di firme entro agosto 2022.

1- Salute per tutti.

Un’azienda privata non dovrebbe avere il potere di decidere chi ha accesso a cure o vaccini e a quale prezzo. I brevetti forniscono ad una singola azienda il controllo monopolistico sui prodotti farmaceutici essenziali. Questo limita la loro disponibilità e aumenta il loro costo per chi ne ha bisogno.

2 — Trasparenza ora!

I dati sui costi di produzione, i contributi pubblici, l’efficacia e la sicurezza dei vaccini e dei farmaci dovrebbero essere pubblici. I contratti tra autorità pubbliche e aziende farmaceutiche devono essere resi pubblici.

3 — Denaro pubblico, controllo pubblico.

I contribuenti hanno pagato per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e trattamenti. Ciò che è stato pagato dal popolo dovrebbe rimanere nelle mani delle persone. Non possiamo permettere alle grandi aziende farmaceutiche di privatizzare tecnologie sanitarie fondamentali che sono state sviluppate con risorse pubbliche.

4 — Nessun profitto sulla pandemia.

Le grandi aziende farmaceutiche non dovrebbero trarre profitto da questa pandemia a scapito della salute delle persone. Una minaccia collettiva richiede solidarietà, non profitti privati. L’erogazione di fondi pubblici per la ricerca dovrebbe sempre essere accompagnata da garanzie sulla disponibilità e su prezzi controllati ed economici. Non deve essere consentito a Big Pharma di depredare i sistemi di assistenza sociale.

Varie e “Di cosa parliamo quando parliamo di cultura”

Mesi di latitanza e un lento ritorno agli incontri in streaming, nel mezzo molti bei libri letti e scrittura: come tutti, andiamo avanti nella speranza che tutto questo finisca presto.

Nel frattempo, per Q Code Mag, ho lavorato a un articolo sul significato (e lo stato) della cultura e del lavoro culturale in Italia dopo l’emergenza sanitaria, cercando di rimettere insieme i tasselli di questo disastro e partendo dalla meravigliosa dignità con cui il Cinema Fanfulla, nella piccola città dove vivo, riapriva per la prima volta le sue porte il 16 giugno 2020, facendo accomodare in sala centodiciassette persone e segnando un risultato record nella classifica nazionale per numero di spettatori. Mi sembrava il caso di metterci la pancia, e i numeri. I numeri perché servono contro la dialettica di chi vuole minimizzare e improvvisare, perché nelle proteste davanti ai teatri e in quelle dei #bauliinpiazza la disperazione è dato e non solo sentimento, perché non puoi stupirti del malessere cognitivo e progettuale di un popolo se chiudi le scuole, le biblioteche, i centri culturali e insisti nel rimarcare, attraverso precise scelte politiche, la loro non essenzialità.

A otto mesi dall’inizio della pandemia, mi sembra evidente che la tenuta socio-economica attuale in Italia non è più sostenibile e che presto dovremo discuterne. Senza i luoghi e il lavoro culturale, peró, non avremo strumenti per farlo. Senza i luoghi e il lavoro culturale, l’azzeramento della capacità immaginativa e progettuale di questo Paese sarà inevitabile. C’è tantissimo su cui lavorare, a breve e lungo termine, e qui ho provato a ragionare su proposte e obiettivi concreti. Cultura è comunità, redenzione sociale, economia di scopo e, soprattutto, anche se il virus ha provato a dirci il contrario, si fa insieme.

Se avete voglia di approfondire, qui trovate l’articolo intero.

“Le cose da salvare” vince il Premio Salerno Libro d’Europa

“Le cose da salvare” ha vinto il Premio Salerno Libro d’Europa. 🔥

Grazie al Salerno Letteratura Festival, ai suoi infaticabili organizzatori che hanno fatto un lavoro incredibile, addomesticando le difficoltà dell’emergenza sanitaria e regalandoci un’edizione palpitante e ricchissima, di cui Francesco Durante sarebbe stato orgoglioso. Grazie a Paolo Di Paolo, a Matteo Cavezzali, a Daria Limatola. A Salerno città sorridente e lucente. Viva i libri, gli esseri umani, i limoncelli alle tre del mattino, e le cose che perdurano.

Salerno Lett

Salviamo la Lombardia, 20 giugno 2020

Più di una volta non sono riuscita a controllarmi e ho iniziato a piangere. Nascosta dalla mascherina e dagli occhiali da sole. Quando ci siamo seduti in silenzio assoluto per un minuto, pensando agli oltre sedicimila morti lombardi. Quando Nicole ha raccontato il suo impiego in una Rsa, da dicembre: contratti a tempo determinato rinnovati ogni quindici giorni, il Covid che la fa ammalare a marzo, le cure lunghissime, l’oblio dei suoi ex datori di lavoro. Quando Anna ricorda di aver visto partire suo marito Claudio, stremato dal virus, su un’ambulanza, in pigiama, e di essersi domandata se quello sarebbe stato il suo ultimo ricordo di lui: Claudio è guarito, la sua famiglia si è imposta tre auto-quarantene e l’Ats non li ha mai cercati. Quando Vittorio Agnoletto e don Virginio Colmagna hanno ripercorso la politica sanitaria di questa regione: contenimento e abbandono. Quando Silvia, medico di famiglia, ha ricordato i suoi colleghi, lasciati privi di dispositivi in primissima linea a curare, ammalarsi e morire. Quando Stefania ha chiesto di chiudere gli occhi e provare ad immaginarsi di perdere i propri genitori senza spiegazioni, senza poter essere loro di conforto, vite stroncate all’apice della fragilità e che potevano essere protette. Storie di famiglie che si spezzano, di lavoratori che cadono mentre assolvono il loro compito perché nella tanto sbandierata “eccellenza” manca tutto, storie di fame, di bambini rinchiusi, di test sierologici che i lombardi si devono comprare.

È stato tutto colorato e dolorosissimo. Restiamo tuttora la regione con più casi e più morti eppure ogni cosa va avanti come prima, i test non vengono fatti, gli ambulatori non vengono riaperti, i dati non vengono tracciati.

Siamo oltre l’oltre. Salviamo la Lombardia.

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