12032020

“Le cose da salvare” esce proprio oggi, il primo giorno in cui tutte le librerie d’Italia resteranno chiuse. È senz’altro uno strano destino, per un libro. Se siete fortunati, qualcuno ve lo porterà a domicilio; altrimenti resta l’acquisto online e l’ebook.

Non so spiegarvi cosa provo, ma il punto è un altro, e riguarda la nostra prossimità forzata a farsi distanza, il silenzio glaciale di questa mattina oltre i vetri delle finestre, la conta di chi non c’è più e guardate che li conoscevamo, verrà il giusto tempo per dire i loro nomi e ricordarli come meritano.

Il punto è che ho scritto una storia che evoca quello che stiamo vivendo, chiusi nelle nostre case e con un perimetro emotivo brutalmente ridotto, e racconta di come si può restare umani e continuare a sperare. Non potevo immaginare cosa sarebbe accaduto nelle ultime settimane, eppure a volte i libri fanno anche questo: non ci lasciano mai soli, perché in fondo, in qualche modo, già sapevano.


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9032020

Le sirene delle ambulanze, il suono che mi resterà più impresso. Non le conto, ma ne parte una ogni pochi minuti. La città svuotata e il silenzio esitante della sera, quando ogni resistenza si è arresa: le case che diventano pugni di luce e cene apparecchiate. Qualcuno che non vedeva l’ora di tenere il mio libro tra le mani volato via all’improvviso, stanotte: nemmeno il tempo di capire, di salutarsi. Guardare chi soffre attraverso un vetro, un vetro vero: mandarsi un bacio con la mano, lasciare torte salate e pasticcini sull’uscio. Madri e figlie separate dalla quarantena, che non possono neanche condividere il lutto. Amici che non sanno come pagarsi l’affitto, perché non lavorano più.

Avevo scritto un romanzo su uomo che vive isolato nel suo appartamento e riflette su quali siano le cose da salvare. Esce giovedì, con un tempismo strano, fatto di librerie deserte e però noi tutti in quella medesima condizione: chiusi nelle nostre case, concentrati, nostro malgrado, su quello che veramente conta nelle nostre vite. Marzo sei sempre stato il mese della rinascita, stavolta risulta difficilissimo amarti. Ma ne usciremo. La salvezza sta nel rispetto delle regole, nella cura verso noi stessi e gli altri, sta nella calma, nella natura, nei libri, nei film. La salvezza non possiede dimensioni epiche, ma minute e quotidiane. Sta in una tasca, come un amuleto di cui, per lungo tempo, travolti da chiasso inutile, ci eravamo dimenticati.

5032020

Tra un settimana in libreria. Non è esattamente l’uscita che avevo immaginato. Persone a cui voglio bene malate, la mia città, Lodi, immobilizzata e in sospeso, un enorme sacrificio quotidiano che ci viene richiesto: andare avanti con le nostre vite ma non poterci toccare, vedere, riunire, non poter lavorare, guadagnarci da vivere, spostarci, programmare. Un libro, a confronto, non è nulla, lo so. Parole che mormorano una storia. Ho la sensazione di vivere in un incubo docile e ammaestrabile, ma terribile: l’unico conforto è sapere che, presto o tardi, finirà.

“Le cose da salvare” esce tra una settimana esatta, il 12 marzo, perché i libri non li ferma neanche un virus. Spero che leggendolo possa farvi riflettere su cosa merita salvezza e cosa no, di questi tempi ardui: scrivendolo non ho trovato risposte, ma molte domande; e tuttavia quelle forse giuste, forse necessarie, quelle con cui battagliare.

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