Amalia Guglielminetti

Su Limina rivista ho scritto di Amalia Guglielminetti (1881-1941), grande poetessa e scrittrice dimenticata del nostro Novecento. Amalia lottò, mentre era in vita, con un mondo letterario fortemente maschilista e connotato, che tendeva a lasciarle poco spazio. Adesso, grazie a Gabriele Dadati e Papero Editore, cerchiamo di rimediare in parte all’oblio collettivo che l’ha inghiottita, facendole pagare l’essere stata donna, e la donna di uomini di cultura. Perché lei sapeva scrivere con ironia, disincanto e sensibilità di debolezze umane e ipocrisie sociali. Possedeva una leggerezza pensosa, quasi calviniana. Cent’anni fa sapeva raccontare di come le meschinità nascono dal dolore e che forse, prima che aggredite, andrebbero comprese: «Aveva l’istinto demolitore degli uomini lungamente amareggiati da una triste vita».

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Sepúlveda

Come nelle ultime righe de “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, che rilette oggi risuonano di un vago presagio e di una luminosa bellezza e sono, se possibile, ancora più struggenti.

“Antonio José Bolívar Proaño si tolse la dentiera, l’avvolse nel fazzoletto, e senza smettere di maledire il gringo primo artefice della tragedia, il sindaco, i cercatori d’oro, tutti coloro che corrompevano la verginità della sua Amazzonia, tagliò con un colpo di machete un ramo robusto, e appoggiandovisi si avviò verso El Idilio, verso la sua capanna, e verso i suoi romanzi, che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare la barbarie umana”.