Ciao Beatrice

Beatrice Ingui, a quindici anni, si lascia travolgere da un treno la mattina del 4 aprile. Si scusa con i suoi genitori nel suo diario, ma è “troppo grassa”.

Io non so come sia essere un’adolescente nel 2018, ma lo immagino un vero massacro: era dura nei primi anni duemila, senza Facebook e Instagram, quando almeno i modelli di bellezza inarrivabili ti venivano sbattuti in faccia solo dalla pubblicità e dalla televisione. Eppure anche io, allora, ero “troppo grassa”. Mi ricordo l’ansia della piscina con i compagni di scuola, perché avevo le cosce che si toccavano e i fianchi larghi. Mi ricordo, a sedici anni, la domanda a un’amica alla fermata degli autobus, fissando il mio riflesso sul pullman in partenza, le chiedo se secondo lei non trovo un fidanzatino per via del mio corpo morbido, lei che mi dice Forse sì. Queste sono ferite che non si rimarginano mai del tutto. Anche oggi che ho imparato ad accettare e gestire il mio corpo. Oggi che so che posso correre e nuotare fino allo sfinimento ma che le mie cosce si toccheranno sempre e amen. Praticamente non esistono foto di me in costume da bagno. Ancora oggi, sono “troppo grassa”.

La verità è che cresciamo e ci emancipiamo, ma i nostri corpi continuano a prendere molto più spazio della nostra intelligenza, soprattutto se siamo donne. A Beatrice Ingui avranno lasciato intendere che per quelle come lei c’è poco da fare: perché quando il mondo intero ti vomita addosso inviti a rimettersi in forma, prove bikini, diete di sperma e cazzate varie, come fai a non sentirti malata, a non sentirti una tossicodipendente di cibo e un cesso che nessuno si scoperà mai? Infatti Beatrice frequentava un centro specializzato, per rimediare alla sua “condizione”: e qui potremmo dibattere a lungo sulla differenza tra essere in salute e assecondare la visione che gli altri hanno di noi.

Questi sono colpi a cui puoi rispondere a trent’anni, a quarant’anni, quando il tuo spirito comincia a essere duro e splendente come un diamante. A quindici anni possono ferirti a morte. A Beatrice è successo. Anche se studiava musica, anche se amava le cose belle, anche se aveva un sorriso dolcissimo come questo.

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